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Per
diversi giorni abbiamo parlato della “vivacità” del carnevale ma il
proseguo ci parla della morte del Re Carnevale. Ma il Carnevale,
diciamo, escluse alcune zone è
morto da parecchio tempo ed oramai non si festeggia altro che il suo
fantasma. Oggi è forse solo il pretesto per prendersi appena qualche
ora di libertà dal lavoro, e dato che la nostra Italia è tutta una
vacanza, forzata o meno, può darsi sia questo il motivo per il quale
non è stato ancora definitivamente cancellato dalla nostra vita e dal
nostro vocabolario attuale.
Ai vecchi rimane il ricordo di antiche feste carnevalesche nelle quali
veramente ci si divertiva perché erano loro permesse e concesse libertà
inimmaginabili in altri Momenti; i nostri nonni ancora ridono a quei
ricordi, pur non entrando in particolari perché pensano forse che il
racconto potrebbe non essere adatto alle caste orecchie dei giovani (!).
Del resto le nuove generazioni non presterebbero fede ai racconti delle
persone anziane, convinti come sono di saper vivere essi soli: in realtà
sono nati stanchi e sarebbe troppa fatica per loro dover pensare a
mascherarsi, o forse per troppi di essi tutta
vita è un Carnevale.
Ecco perché, in memoria di un tempo che fu ed in aggio al defunto Re
delle maschere e delle feste, voglio scrivere questa breve rassegna con
il resoconto di Gaetano
Gigliotti, nel suo Elogio storico di Carnevale dei funerale di Sua Maestà
il Carnevale allestito nell’anno 1833 da una Società di beoni “’:
“ Si celebravano, ma se riprendiamo Gradoli nel giorno delle Ceneri
dobbiamo per forza dire si celebrano i funerali in una celebre e vasta
cantina fabbricata a volta con vari archi a modo di sotterraneo, la
quale era tutta ricoperta a bruno, con festoni di ellera intrecciati a
bende funebri e per fiocchi pendevano delle saporose mortadelle
(150 Cfr. Ed. Fantasianopoli dei Fratelli Paci, Napoli
MDCCCXXXIII. – 179: “ Nel mezzo di essa si ergeva la macchina; poiché
collocate vi si erano in fila tre grandi botti ripiene di squisito vino,
come piedistallo e base, su le quali altre due volte. ed al di sopra
un’altra ve n’era riposta, in guisa che formavano una piramide, alla
cui cima stava situata un’anfora a modo di urna contenente carni in
aceto, rappresentanti quelle di Carnevale come se imbalsamate fossero.
Altri festoni e fasce mortuarie rivestivano questa piramide
all’intorno. Nel mezzo delle botti, dalla fronte vi erano appese delle maschere di
diverse forme e dalle tre ripiene, dalla bocca di esse, davanti e da
dietro ne spillava il vino, che ricevuto veniva in diversi caratelli
coronati di rose, che stavano in circonferenza piazzati come a vasi
sepolcrali. Ai quattro angoli della Piramide vi erano dei profumieri,
che venivano formati da alti bracieri, su dei quali stavano delle
graticole con dell’arrosto, dal cui stillare che faceva l’adipe, il
fumo s’innalzava dando un piacevole odore all’olfatto.
” Bottiglie, orciuoli, tazze, bicchieri, formavano il resto dei vasi
mortuari che abbellivano il funerale, che con lacrimatoi, erano tutti
ripieni di lagrima di Somma. L’adornavano parimenti molte statue di
Baccanti e di Satiri i quali facevano l’Uffìzio di Prefiche, che ne
deploravano la perdita, tenendo nelle mani vari emblemi allusivi alle
sue virtù ed alle massime fondamentali del suo tenore di
vita, come a dire: prosciutti, soppressate, forme di cacio, caciocavalli,
pevere, fiaschi, ecc. ecc.
” Alle basi di ciascun arco stavano collocati due botticini ripieni,
con maschera da fronte, dalla cui bocca come a fontane zampillava il
vino. Sopra di esse vi erano varie forme di parmigiano, e su di questa
poggiava un fiasco a quattro maniche, dalle quali pendevano sertolini di
fiori. Fra le due botti ai piedi dell’arco vi erano attrezzi vari di
cucina, grandi bacili, piatti, deschi, piattelli, forchette, cucchiai,
coltelli, spiedi, padelle, ecc. ecc., che ne formavano i trofei e le
armi.
” Nelle mura vi erano varie descrizioni, come pure altre due ve ne
erano ai lati della macchina; in esse sta-
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vano appese le due bandiere formate dalle vesti di Arlecchino, di
Bautta, Dòmino, Zendale, ecc., messe allato della maschera di
Pulcinella con suo coppolone e con la camicia pendente in giù. Altri
trofei pur vi erano sospesi alle mura, cioè chitarre, mandole, tamburi
da donne, campanoni, nacchere, cupi-cupi o timballo di Carnesciale, ed
altri fragorosi strumenti...
” Il funerale e le cerimonie durarono fino alla mezzanotte, ed al
suono della campana, gli assistenti trovandosi stanchi nel saltare, sazi
da tanto mangiare e col gozzo pieno di vino, oppressi dal sonno,
vomitando per la via, si conducevano alle proprie abitazioni, per andare
a dormire stracchi del crapolare e dal piangere la perdita fatta di un
tanto Uomo, che non avrebbe dovuto mai morire “.
Io non posso far altro che associarmi al cordoglio di quei simpatici
beoni da tanto tempo ormai scomparsi, ed a chiusura di questa mia
piccola storia del Carnevale non potrei trovare di meglio che
trascrivere le epigrafi che erano sul catafalco del Re Carnevale:
BIBITORES
EPULONES
ACCURRITE!
HIEC ET. ALIBI. MERUM.
OBSONIA
NON AMPLIUS
BIBITUR. EDUNTUR.
EST. UBIQUE. DOLOR. UBIQUE. LUCTUS
DIE. PRO. ANNIVERSARIO
CARNEM -LAXARE
QUEM. SUIS. MANIBUS
HONORE CELEBRATUR
MAXIMO
XI. KAL. FEBR.
MDCCCXXXIII.
Sull’interno della porta e sotto l’urna vi erano ancora queste
iscrizioni:
CARNIS - PRIVIUM
QUI TANTO. NOMINE.
IMPLEVIT. ORBEM
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VIRTUTIBUS. UT. SOL. REFULSIT
EDOCUIT. HOMINES
VOLUPTATES. ET. GAUDIA. VITAE
MONSTRAVIT
NUNC
ACHERONTES. FRUIT.Oggi
i tempi profondamente cambiati danno la possibilità di assistere alla
cremazione del Re Carnevale nell’ardere alcune fascine o dare alle
fiamme i feticci di cartapesta da noi chiamati Pucci. Come funerale
finora descritto possiamo dire che a Gradoli in provincia di Viterbo il
giorno dopo l’ultimo giorno di Carnevale propone il “Pranzo del
Purgatorio” un pranzo di magro e pesce che più che decretare la morte
del Carnevale annuncia la Quaresima che è tutt’altra cosa e
soprattutto un’altra storia.
Peppe
Rossi
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